lunedì 31 dicembre 2007

L’ULTIMA INIZIATIVA DI 25 DEPUTATI EGIZIANI NON AIUTA IL GIA' TRABALLANTE PROCESSO DI PACE ISRAELO-PALESTINESE.

Amiamo spesso leggere le notizie pubblicate, in castigliano, dall’edizione on line del Quotidiano di Tel Aviv, Aurora. Oggi, in quest’ultimo squarcio di 2007, ci ha colpito e ci fa riflettere quella notizia secondo cui un gruppo di 25 deputati egiziani vorrebbero proibire l'entrata in Egitto al ministro degli Esteri di Israele, Tzipi Livni .
Fa specie che questo gruppo trasversale di deputati, sia dell’opposizione che del partito di governo, voglia presentare un provvedimento che impedisca l’accesso al massimo e più autorevole rappresentante della diplomazia della democrazia israeliana.
Motivo? Presto detto le accuse mosse da Tzipi Livni all’Egitto, davanti alla Knéset una settimana fa, di non fare abbastanza per contrastare il contrabbando d’armi tra lo stesso Egitto e la Striscia di Gaza.
Persino il presidente egiziano, Hosni Mubarak si è mostrato risentito.
E pur tuttavia il tema sollevato da Livni è e resta comunque una oggettiva priorità. Tanto che ci ricorda “ Aurora” è stato argomento di un recente incontro appunto tra lo stesso Mubarak ed il Ministro della Difesa d’Israele, Ehud Barak.
Noi de “ La Questione Siciliana” da sempre attenti e sensibili alla questione israelo-palestinese nell’ultimo giorno di questo 2007 dobbiamo constatare che il tanto decantato processo di pace, avviatosi dopo gli incontri di Annapolis, sembra trovare mille difficoltà.
Occorre andare oltre e proseguire cercando di dare risposta alle reciproche esigenze di pace. Senza però mai dimenticare, come fa certa parte dell’Opinione pubblica Occidentale, Europea, Italiana e anche Siciliana che un vero processo di pace parte dal riconoscimento reciproco che in concreto significa riconoscere il diritto alla DEMOCRAZIA ISRAELIANA di difendere se stessa e i propri cittadini.
Cosa ne penserebbero i Francesi, gli Italiani se fossero il Belgio o la Slovenia a non impedire,con maggiore attenzione, l’importazione di armi poi usate per ferire e uccidere i propri cittadini?
Occorre andare oltre la retorica per svelare come dietro la polemica antisiraeliana, spesso troppo spesso, anche durante queste feste, si cela, sciente o no, il pregiudizio anti ebraico se non antisemita.
Buon Anno a Tutti In Israele come in Palestina sperando che il 2008 sia l’anno della pace con due Stati sovrani e in pace!

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